In una RSA, in una clinica o in un centro medico, l’ascensore non è soltanto un mezzo per spostarsi tra i piani. Viene utilizzato per accompagnare persone con mobilità ridotta, trasferire ospiti in carrozzina, movimentare letti, distribuire materiali e permettere al personale di raggiungere rapidamente reparti e ambulatori.
Un fermo che in un altro edificio provocherebbe soprattutto un disagio può quindi rallentare l’assistenza, rendere inaccessibili alcune aree e costringere gli operatori a modificare l’organizzazione delle attività.
Gli obblighi di legge costituiscono il punto di partenza, ma non bastano a definire un servizio adeguato a una struttura con ospiti fragili. Occorre affiancare alle verifiche previste dalla normativa un piano di manutenzione calibrato sul traffico dell’impianto, procedure interne per la gestione dei guasti e tempi di assistenza indicati chiaramente nel contratto.
Obblighi di manutenzione degli ascensori nelle strutture sanitarie e assistenziali
In Italia il riferimento nazionale per la gestione degli ascensori è il D.P.R. 162/199: la norma si applica anche agli impianti installati all’interno di RSA, residenze per anziani, poliambulatori, cliniche private e altre strutture sanitarie o sociosanitarie.
Il proprietario dello stabile o il suo legale rappresentante deve affidare la manutenzione a una persona abilitata oppure a una ditta specializzata che impieghi personale abilitato. Deve inoltre incaricare uno dei soggetti autorizzati (Ente) a eseguire le verifiche periodiche e provvedere tempestivamente alle riparazioni segnalate dal manutentore e/o dall’Ente.
La destinazione sanitaria dell’edificio non introduce, a livello nazionale, una diversa periodicità automatica. Cambiano però le conseguenze di un fermo e il livello di organizzazione richiesto al gestore. Per questo il programma effettivo delle visite dovrebbe essere definito considerando il numero di corse, gli orari di utilizzo, il tipo di utenti trasportati, l’età dell’impianto e la presenza di ascensori alternativi.
La normativa applicabile a RSA e residenze per anziani
Il D.P.R. 162/1999 disciplina la messa in esercizio, la manutenzione e le verifiche degli ascensori e dei montacarichi. Nelle strutture in cui opera personale dipendente si aggiungono gli obblighi previsti dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: il datore di lavoro deve assicurare la regolare manutenzione tecnica degli impianti e provvedere rapidamente all’eliminazione dei difetti che possono compromettere la sicurezza dei lavoratori.
Per le strutture sanitarie e sociosanitarie devono essere considerati anche i requisiti regionali di autorizzazione e accreditamento. In Lombardia, per esempio, le strutture devono mantenere nel tempo i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi previsti dalla normativa nazionale e regionale, sottoponendosi ai controlli dell’ATS competente. Anche in Emilia-Romagna l’autorizzazione e l’accreditamento dipendono dalla verifica e dal mantenimento dei requisiti richiesti per lo specifico servizio.
Non esiste, quindi, una sola disposizione dedicata alla “manutenzione degli ascensori nelle RSA”. Il gestore deve coordinare più livelli:
- gli obblighi tecnici previsti per l’impianto elevatore;
- la tutela di dipendenti, operatori e collaboratori;
- i requisiti regionali della struttura;
- le procedure interne per la sicurezza degli ospiti;
- il piano di emergenza e di continuità delle attività.
La documentazione dell’ascensore dovrebbe essere inserita nel sistema generale di controllo degli impianti della struttura, evitando che scadenze, verbali e segnalazioni restino affidati soltanto alla memoria di una singola persona.
Frequenza delle verifiche obbligatorie
La manutenzione e la verifica periodica sono due attività differenti.
Il manutentore deve eseguire gli interventi con una frequenza adeguata alle esigenze dell’impianto, controllando il regolare comportamento dei dispositivi meccanici, idraulici ed elettrici, le porte, le serrature, le funi e le catene. Deve inoltre effettuare le normali operazioni di pulizia tecnica e lubrificazione.
Almeno una volta ogni sei mesi, nel caso degli ascensori, deve controllare in modo approfondito i dispositivi di sicurezza, le funi, le catene, l’isolamento elettrico e i collegamenti di terra. I risultati devono essere annotati nel libretto dell’impianto. Per i montacarichi, il controllo specifico previsto dall’articolo 15 ha invece frequenza almeno annuale.
La verifica periodica viene effettuata ogni due anni da un soggetto indipendente abilitato: ASL o ARPA, quando competente secondo l’organizzazione regionale, oppure un organismo autorizzato (Ente). Serve ad accertare l’efficienza delle parti dalle quali dipende la sicurezza, il regolare comportamento dei dispositivi e il rispetto delle eventuali prescrizioni formulate in precedenza.
Per una RSA, due visite semestrali non rappresentano necessariamente un programma sufficiente. La legge stabilisce alcuni controlli minimi, mentre la frequenza delle normali visite manutentive deve tenere conto delle condizioni concrete dell’impianto.
Un ascensore utilizzato per tutto il giorno da ospiti, operatori, familiari e fornitori può richiedere controlli più ravvicinati. Porte, sistemi di livellamento, bottoniere e dispositivi di chiamata vengono sottoposti a un carico molto maggiore rispetto a quello presente in un piccolo edificio residenziale.
Responsabilità del responsabile della struttura
Il D.P.R. 162/1999 attribuisce gli obblighi principali al proprietario dello stabile o al suo legale rappresentante. Nella gestione quotidiana, tuttavia, il direttore o il responsabile della struttura deve assicurarsi che il servizio sia effettivamente organizzato e che le persone incaricate conoscano le procedure da adottare.
La suddivisione interna dei compiti dovrebbe indicare con precisione chi:
- controlla le scadenze delle visite;
- conserva il libretto e i verbali;
- autorizza gli interventi urgenti;
- riceve le segnalazioni del personale;
- contatta l’assistenza tecnica;
- informa i reparti in caso di fermo;
- verifica la chiusura delle anomalie;
- aggiorna il piano di continuità del servizio.
L’affidamento della manutenzione a una ditta esterna non esonera la struttura dal controllo. Quando il manutentore segnala una parte rotta o logorata, il proprietario o il suo rappresentante deve provvedere prontamente alla riparazione. Se viene rilevato un pericolo in atto, il tecnico deve fermare l’impianto fino alla sua messa in sicurezza e informare i soggetti previsti dalla normativa.
Il responsabile dovrebbe inoltre verificare che il personale non utilizzi l’ascensore dopo un fermo disposto dal tecnico e che nessuno tenti manovre improvvisate. La manovra di emergenza può essere affidata a personale competente, autorizzato e specificamente istruito, registrato da una procedura formale.
Perché la continuità del servizio è critica nelle strutture con ospiti fragili
In una struttura assistenziale, l’indisponibilità dell’ascensore coinvolge persone che spesso non possono utilizzare le scale neppure con l’aiuto di un operatore. Il problema diventa ancora più serio quando i reparti sono distribuiti su più livelli o quando l’edificio dispone di un solo impianto adatto al trasporto di letti e carrozzine.
La continuità non può essere valutata soltanto in base al numero dei guasti. Occorre considerare anche la durata media dei fermi, la disponibilità dei ricambi, la possibilità di intervenire fuori dall’orario ordinario e l’esistenza di un secondo ascensore utilizzabile durante le riparazioni.
Impatto del fermo ascensore su ospiti non autosufficienti
Quando l’ascensore non è disponibile, un ospite non autosufficiente può essere impossibilitato a raggiungere la sala da pranzo, gli spazi comuni, gli ambulatori interni o le aree dedicate alle attività riabilitative. Anche visite, trasferimenti e prestazioni programmate possono subire ritardi.
Il personale può trovarsi a dover riorganizzare:
- la distribuzione dei pasti e dei materiali;
- gli spostamenti per visite ed esami;
- l’accesso alle aree riabilitative;
- i turni degli operatori;
- l’ingresso dei mezzi di soccorso;
- le procedure previste per gli ospiti collocati ai piani superiori.
Il trasporto manuale sulle scale non può diventare una soluzione ordinaria, poiché espone l’ospite e gli operatori a rischi ulteriori e può risultare impraticabile in presenza di letti, carrozzine pesanti o persone che richiedono assistenza continua.
Per ridurre l’impatto dei fermi, la direzione dovrebbe conoscere in anticipo quali attività dipendono da ciascun impianto e definire percorsi alternativi realistici. Quando sono presenti più ascensori, il piano deve indicare quali possono sostituirsi reciprocamente e quali, invece, hanno dimensioni o portate differenti.
Intervento rapido in caso di guasto: cosa deve garantire il contratto?
La formula “assistenza rapida” non fornisce un impegno misurabile. Nel contratto devono essere distinti almeno tre momenti:
- la presa in carico della chiamata;
- l’arrivo del tecnico sul posto;
- il ripristino dell’impianto.
Il tempo necessario per liberare una persona bloccata non coincide con quello richiesto per completare una riparazione. Il secondo può dipendere dalla natura del guasto, dalla disponibilità del componente e dalla necessità di eseguire ulteriori prove.
Un contratto destinato a una RSA dovrebbe chiarire:
- il numero da contattare in ogni fascia oraria;
- la disponibilità nei giorni festivi;
- l’obiettivo di arrivo del tecnico;
- la priorità attribuita alle chiamate con persone bloccate;
- le modalità di escalation per i fermi prolungati;
- le attività comprese nel canone;
- i ricambi disponibili o reperibili;
- gli aggiornamenti forniti alla direzione durante il guasto.
È utile prevedere anche una procedura per le anomalie che non causano ancora il fermo completo: una porta che chiude con difficoltà, per esempio, un dislivello al piano o rumori insoliti devono essere segnalati prima che il problema diventi più esteso.
Assistenza H24 e tempi di intervento contrattualizzati
L’assistenza continuativa non è automaticamente compresa in qualsiasi contratto di manutenzione. La copertura H24, gli interventi festivi e i tempi di arrivo devono essere indicati espressamente, insieme agli eventuali costi aggiuntivi.
Per una struttura operativa giorno e notte è opportuno verificare che il servizio sia realmente disponibile 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno, senza limitarsi a una segreteria telefonica o alla semplice registrazione della richiesta.
Il contratto dovrebbe distinguere tra:
- soccorso di persone bloccate;
- uscita urgente per impianto fermo;
- riparazione temporanea;
- ripristino definitivo;
- intervento da remoto, quando tecnicamente possibile;
- attività rinviabile all’orario ordinario.
Everest offre reperibilità 24 ore su 24, assistenza durante tutto l’anno, telecontrollo su impianti predisposti, gestione informatizzata dello storico e ricambi multimarca. La presenza di un magazzino con migliaia di componenti permette di affrontare numerosi guasti senza attendere ogni volta l’approvvigionamento dal costruttore.
Ciò nonostante, è bene sottolineare che neppure la contrattualizzazione dei tempi può assicurare che qualunque guasto venga risolto entro poche ore. Può però stabilire quando la chiamata deve essere presa in carico, entro quale intervallo il tecnico deve raggiungere la struttura e con quale frequenza il cliente deve ricevere aggiornamenti.
Come strutturare un contratto di manutenzione per RSA e centri medici
Un contratto per una struttura sanitaria o assistenziale deve partire dall’analisi dell’edificio. Non basta conoscere il numero degli ascensori, occorre individuare quali reparti servono, chi li utilizza, in quali fasce orarie si concentra il traffico e quali conseguenze avrebbe il fermo di ciascun impianto.
Il sopralluogo iniziale dovrebbe verificare anche l’età dei componenti, lo storico dei guasti, la reperibilità dei ricambi, la precisione di arresto ai piani e l’adeguatezza della cabina rispetto a carrozzine, barelle o letti movimentati dalla struttura.
Clausole essenziali per strutture ad alta criticità
Oltre alle prestazioni obbligatorie, il contratto dovrebbe definire in modo puntuale:
- frequenza e contenuto delle visite programmate;
- reperibilità notturna e festiva;
- priorità assegnata alla struttura;
- livelli di servizio per soccorso e guasti;
- presenza di un tecnico di riferimento;
- disponibilità della manodopera fuori orario;
- ricambi inclusi ed esclusi dal canone;
- modalità di autorizzazione delle spese urgenti;
- assistenza durante le verifiche biennali;
- gestione delle anomalie ripetitive;
- modalità di invio dei rapporti;
- procedure in caso di fermo prolungato.
Quando la struttura possiede più impianti, il contratto dovrebbe riportare una classificazione della criticità. L’ascensore utilizzato per letti e carrozzine non può essere trattato allo stesso modo di un impianto secondario destinato prevalentemente a visitatori o uffici.
Anche le esclusioni devono essere scritte chiaramente. Espressioni come “copertura completa” o “assistenza totale” non permettono di capire se siano compresi i ricambi più costosi, gli interventi nei giorni festivi o la manodopera necessaria per una riparazione straordinaria.
Piano di manutenzione programmata annuale
Il piano annuale dovrebbe coordinare le attività tecniche con l’organizzazione della struttura. Gli interventi programmabili possono essere fissati negli orari di minore utilizzo, evitando visite, pasti, terapie o trasferimenti già previsti.
Il documento dovrebbe contenere:
- calendario indicativo delle visite;
- controlli semestrali dei dispositivi di sicurezza;
- data della successiva verifica biennale;
- interventi consigliati emersi nell’anno precedente;
- componenti prossimi alla sostituzione;
- periodi in cui il traffico è più intenso;
- referenti della struttura e della ditta;
- modalità di comunicazione dei fermi programmati;
- procedure per l’eventuale indisponibilità simultanea di più impianti.
La frequenza può essere rivista nel corso dell’anno: un aumento dei guasti, l’apertura di un nuovo reparto o un cambiamento nel numero degli ospiti possono richiedere visite più ravvicinate.
Laddove la tecnologia lo consente, telecontrollo e manutenzione predittiva aiutano a individuare segnali ricorrenti e variazioni nel comportamento dell’impianto. Questi strumenti non sostituiscono i controlli del tecnico, ma possono fornire informazioni utili per programmare gli interventi prima del fermo. Everest integra nei propri servizi il monitoraggio da remoto, l’accesso informatizzato allo storico e soluzioni di manutenzione predittiva.
Reportistica e documentazione per audit e ispezioni
Il libretto dell’ascensore deve contenere o raccogliere gli esiti delle visite di manutenzione e i verbali delle verifiche periodiche e straordinarie. Deve inoltre essere disponibile quando vengono effettuati i controlli previsti.
Per una RSA o un centro medico è consigliabile affiancare al libretto un archivio organizzato che comprenda:
- contratto di manutenzione aggiornato;
- accettazione dell’incarico da parte della ditta;
- accettazione dell’incarico da parte dell’Ente incaricato;
- calendario delle scadenze;
- rapporti degli interventi;
- verbali delle verifiche biennali;
- preventivi e autorizzazioni;
- prove di chiusura delle prescrizioni;
- segnalazioni inviate dal personale;
- documentazione delle riparazioni;
- elenco del personale autorizzato alle procedure di emergenza.
Ogni rapporto dovrebbe identificare l’impianto, la data, il tecnico, le operazioni eseguite, le anomalie riscontrate e le attività ancora necessarie. Una formula generica come “controllo effettuato” rende difficile ricostruire l’accaduto durante un audit o dopo un guasto ripetuto.
L’archivio consente inoltre di verificare la qualità effettiva del servizio. Numero di fermi, durata, componenti sostituiti e tempi di intervento permettono alla direzione di valutare se il piano adottato sia ancora adeguato.
Manutenzione montacarichi nelle strutture sanitarie
Nelle strutture sanitarie vengono utilizzati impianti diversi per trasportare biancheria, pasti, farmaci, materiali, rifiuti o attrezzature. Prima di definire il programma di manutenzione è necessario identificare correttamente ciascun apparecchio.
La parola “montacarichi” viene spesso usata in modo generico, ma non tutti gli impianti destinati alla movimentazione interna appartengono alla stessa categoria. La classificazione tecnica incide sulle modalità d’uso, sui controlli e sulle persone autorizzate ad accedere al supporto del carico.
Normativa montacarichi in ambito sanitario
Il D.P.R. 162/1999 si riferisce ad ascensori, montacarichi e apparecchi di sollevamento che rispondono alla definizione di ascensore con velocità non superiore a 0,15 metri al secondo. Tutti devono essere affidati a personale abilitato e sottoposti alla verifica periodica biennale prevista dall’articolo 13 del Decreto.
Per i montacarichi, il controllo approfondito dei dispositivi di sicurezza, delle funi, delle catene e dell’impianto elettrico deve essere eseguito almeno una volta all’anno e con cadenza più ravvicinata, se le condizioni dell’impianto lo richiedono.
In una struttura sanitaria la frequenza dovrebbe considerare:
- numero di cicli giornalieri;
- peso dei carichi movimentati;
- urti subiti da porte e soglie;
- presenza di liquidi o materiali contaminanti;
- modalità di pulizia e sanificazione;
- separazione dei percorsi pulito e sporco;
- conseguenze del fermo sulla distribuzione interna.
Un montavivande sottoposto a molti cicli quotidiani può richiedere visite più frequenti rispetto al minimo riferito ai controlli di sicurezza. Lo stesso vale per un montacarichi impiegato continuamente per biancheria, contenitori e attrezzature.
Differenze rispetto agli ascensori passeggeri
Un montacarichi destinato esclusivamente alle merci non deve essere utilizzato per trasportare ospiti o operatori: la presenza di una cabina abbastanza grande per una persona non autorizza l’accesso durante la corsa.
Gli ascensori per passeggeri devono invece essere progettati e mantenuti considerando la presenza di persone. Gli impianti comunemente chiamati “montalettighe” o “ascensori per letti” sono ascensori con dimensioni, portata e accessi adeguati alla movimentazione di un letto accompagnato dal personale, non semplici montacarichi per materiali.
Le differenze operative riguardano soprattutto:
- utenti autorizzati;
- dimensioni e portata;
- accessibilità della cabina;
- comandi interni;
- sistemi di comunicazione;
- precisione di arresto;
- procedure di soccorso;
- priorità attribuita al ripristino.
Everest segue la manutenzione di ascensori e montacarichi multimarca nelle aree di Milano e Piacenza, definendo le attività in base alle caratteristiche dell’impianto e alle necessità dell’edificio. Per RSA, cliniche e centri medici, il sopralluogo iniziale permette di valutare traffico, criticità dei collegamenti, condizioni dei componenti e servizi di assistenza da inserire nel contratto.


