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Ascensori obsoleti in RSA e strutture sanitarie hanno implicazioni legali che vanno oltre la manutenzione ordinaria

16 Settembre 2026

News

Un ascensore installato molti anni fa non è automaticamente fuori norma. Può continuare a essere utilizzato se viene mantenuto correttamente, supera le verifiche previste e conserva condizioni di sicurezza adeguate. In una RSA, in una clinica o in un centro medico, tuttavia, non basta considerare l’età dell’impianto o controllare che il contratto di manutenzione sia ancora attivo.

Quando aumentano i guasti, i ricambi diventano difficili da reperire, la cabina non risponde più alle esigenze degli utenti o la precisione di fermata peggiora, il problema coinvolge anche l’organizzazione della struttura. Un ascensore inaffidabile può impedire lo spostamento di ospiti non autosufficienti, rallentare il personale e rendere meno accessibili reparti, ambulatori e spazi comuni.

Le implicazioni giuridiche non derivano quindi dalla semplice obsolescenza, ma dalla mancata gestione delle conseguenze che questa produce. Segnalazioni tecniche ignorate, riparazioni rimandate, prescrizioni non chiuse e assenza di procedure alternative possono esporre proprietario, gestore e responsabili della struttura a contestazioni differenti, da valutare in relazione al singolo caso.

Perché l’ammodernamento è prioritario nelle strutture per anziani e sanitarie

La manutenzione ordinaria serve a conservare l’impianto e a controllarne periodicamente i componenti. Non può però correggere indefinitamente problemi legati a tecnologie superate, usura estesa o incompatibilità tra le prestazioni dell’ascensore e l’utilizzo richiesto dalla struttura.

In un edificio assistenziale, la decisione di ammodernare dovrebbe partire da una valutazione congiunta di condizioni tecniche e conseguenze organizzative. Un impianto può continuare a superare le verifiche obbligatorie, ma generare comunque un numero di fermi non più compatibile con le necessità degli ospiti.

L’analisi dovrebbe considerare almeno:

  • frequenza e durata dei guasti;
  • precisione di fermata ai piani;
  • comportamento delle porte;
  • rumore e vibrazioni;
  • affidabilità del sistema di comunicazione;
  • tempi necessari per reperire i ricambi;
  • accessibilità della cabina;
  • possibilità di trasportare carrozzine, letti o attrezzature;
  • presenza di altri ascensori utilizzabili durante i fermi.

Everest indica che, nelle strutture sanitarie e assistenziali, la scelta tra riparazione e ammodernamento deve tenere conto dell’utilizzo quotidiano e della necessità di garantire continuità, sicurezza, comfort e accessibilità. La sostituzione completa viene valutata quando una riparazione o una modernizzazione parziale non offrono più garanzie sufficienti.

Implicazioni di sicurezza per ospiti non autosufficienti

Una persona autosufficiente può spesso utilizzare le scale durante un fermo temporaneo. Per molti ospiti di una RSA questa alternativa non esiste. Lo stesso vale per pazienti in carrozzina, persone sottoposte a riabilitazione, utenti con deficit sensoriali o cognitivi e persone allettate.

I segnali di obsolescenza assumono quindi un peso particolare. Una differenza di livello tra la cabina e il piano può aumentare il rischio di inciampo o rendere difficoltoso il passaggio di una carrozzina. Porte lente, dispositivi di riapertura poco affidabili e pulsantiere scarsamente leggibili possono complicare l’utilizzo anche quando l’ascensore continua a muoversi regolarmente.

Devono essere valutati con attenzione:

  • precisione dell’arresto;
  • tempo e modalità di apertura delle porte;
  • larghezza degli accessi;
  • leggibilità e posizione dei comandi;
  • segnalazioni acustiche e visive;
  • illuminazione ordinaria e di emergenza;
  • sistema di allarme e comunicazione;
  • comfort durante partenza, corsa e arresto;
  • spazio necessario per gli ausili utilizzati nella struttura.

L’accessibilità non riguarda soltanto la possibilità di entrare fisicamente nella cabina. Comprende anche la capacità di chiamare l’ascensore, riconoscere il piano, utilizzare i comandi e uscire senza affrontare dislivelli pericolosi.

La UNI EN 81-70:2022, attualmente in vigore, definisce requisiti tecnici per l’accesso e l’utilizzo sicuro e indipendente degli ascensori da parte delle persone, comprese quelle con disabilità. La sua applicabilità concreta deve essere valutata in base alla tipologia e all’entità dell’intervento, senza presentarla come un obbligo automaticamente retroattivo per ogni impianto esistente.

Normativa specifica per strutture assistenziali

Non esiste una singola legge nazionale che imponga di sostituire l’ascensore di una RSA dopo un determinato numero di anni. La struttura deve coordinare più livelli normativi e organizzativi.

Il D.P.R. 162/1999 disciplina manutenzione, verifiche e gestione degli ascensori. Il proprietario o il suo legale rappresentante deve affidare l’impianto a personale abilitato, richiedere le verifiche periodiche e provvedere alle riparazioni necessarie.

Il D.Lgs. 81/2008 si applica alla sicurezza dei luoghi di lavoro e richiede al datore di lavoro di mantenere impianti e dispositivi in condizioni adeguate, eliminando quanto più rapidamente possibile i difetti che possano compromettere la sicurezza e la salute dei lavoratori. Una RSA o una struttura sanitaria deve quindi considerare l’ascensore anche nell’ambito della valutazione e della gestione dei rischi per operatori e dipendenti.

Il D.P.R. 14 gennaio 1997 stabilisce inoltre i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie pubbliche e private. Regioni e organismi competenti verificano poi il possesso e il mantenimento dei requisiti previsti per autorizzazione e accreditamento.

In Lombardia, l’accreditamento delle unità sociosanitarie viene disposto dopo la verifica dei requisiti da parte dell’ATS competente. In Emilia-Romagna, autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie e sociosanitarie richiedono il possesso e il mantenimento di requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi verificati dagli organismi incaricati.

Non è quindi corretto affermare che un ascensore vecchio determini automaticamente la perdita dell’accreditamento. Un impianto che compromette l’accessibilità, la sicurezza o l’organizzazione dei servizi può però incidere sulla capacità della struttura di mantenere i requisiti richiesti.

Rischi legali legati a impianti obsoleti

La responsabilità deve essere valutata sulla base delle circostanze concrete. Diventano particolarmente rilevanti la conoscenza del problema, le segnalazioni ricevute e le decisioni adottate dopo il rilevamento dell’anomalia.

Il D.P.R. 162/1999 richiede che le parti rotte o logorate vengano riparate o sostituite tempestivamente. Quando il manutentore rileva un pericolo in atto, deve fermare l’impianto fino alla sua messa in sicurezza.

Possono quindi creare criticità situazioni come:

  • ripetute segnalazioni sullo stesso componente senza una soluzione definitiva;
  • prescrizioni presenti nei verbali e non chiuse;
  • utilizzo dell’ascensore dopo un fermo disposto dal tecnico;
  • assenza di un manutentore regolarmente incaricato;
  • verifica periodica scaduta;
  • mancato aggiornamento del sistema di allarme;
  • impossibilità di eseguire il soccorso con modalità affidabili;
  • fermate imprecise conosciute ma non corrette;
  • modifiche importanti prive degli adempimenti richiesti.

Un esito negativo della verifica periodica impedisce la normale prosecuzione del servizio fino all’eliminazione delle cause e all’esecuzione della verifica straordinaria prevista. Quest’ultima deve essere richiesta anche dopo incidenti di particolare importanza o determinate modifiche costruttive dell’impianto.

In caso di danno, possono entrare in gioco responsabilità civili, amministrative o penali, ma non possono essere attribuite in astratto alla sola anzianità dell’ascensore. Contano il difetto concreto, la prevedibilità dell’evento, la documentazione disponibile, i ruoli assegnati e il comportamento tenuto dai soggetti coinvolti.

Per questo la direzione dovrebbe poter dimostrare:

  • di avere monitorato le condizioni dell’impianto;
  • di avere preso in carico le segnalazioni;
  • di avere richiesto valutazioni tecniche;
  • di avere autorizzato gli interventi necessari;
  • di avere predisposto misure alternative durante i fermi;
  • di avere informato personale e utenti quando necessario.

Come gestire i lavori senza impatto sugli ospiti

Un ammodernamento richiede normalmente un periodo di fermo. L’obiettivo realistico non è eliminare qualsiasi disagio, ma impedire che il cantiere comprometta assistenza, sicurezza e accessibilità.

La pianificazione deve coinvolgere direzione, responsabile tecnico, manutentore, personale sanitario e assistenziale, responsabile della sicurezza e coordinatori dei reparti interessati. Quando l’intervento comprende opere elettriche, murarie o antincendio, devono essere coordinati anche gli altri professionisti incaricati.

Prima dell’avvio è necessario conoscere:

  • durata prevista di ogni fase;
  • ascensori che resteranno disponibili;
  • piani e servizi interessati;
  • ospiti che non possono utilizzare le scale;
  • orari di pasti, terapie e visite;
  • modalità di trasporto di letti e materiali;
  • accessi per mezzi di soccorso;
  • attività rumorose o invasive;
  • eventuali verifiche necessarie prima della riapertura.

Il programma dovrebbe prevedere anche un margine per prove, regolazioni e imprevisti. Comunicare una data di riapertura troppo ottimistica può creare più problemi di un cronoprogramma prudente e condiviso fin dall’inizio.

Pianificazione degli interventi in fasce orarie a basso impatto

Le attività più brevi possono essere collocate nei momenti in cui l’ascensore viene utilizzato meno. Per un intervento esteso, invece, non è sufficiente concentrare il lavoro durante la notte: sostituzione di quadro, porte, motore o altri componenti può richiedere diversi giorni consecutivi.

Il calendario dovrebbe considerare:

  • distribuzione dei pasti;
  • terapie e attività riabilitative;
  • visite mediche programmate;
  • ingresso dei familiari;
  • cambio turno degli operatori;
  • pulizie e movimentazione della biancheria;
  • consegne di farmaci e materiali;
  • eventuali trasferimenti interni.

Quando sono presenti più ascensori, è preferibile intervenire su un impianto alla volta. Prima di iniziare occorre però accertare che quello rimasto disponibile sia adatto ai trasporti necessari e possa sostenere l’aumento delle corse.

Può essere utile anticipare alcune attività manutentive sull’ascensore alternativo, controllando porte, comunicazione, illuminazione e componenti maggiormente sollecitati. Un guasto contemporaneo durante il cantiere avrebbe conseguenze molto più difficili da gestire.

La disponibilità preventiva dei materiali è altrettanto importante. Fermare l’impianto prima che tutti i componenti siano stati consegnati espone la struttura a periodi di inattività evitabili.

Soluzioni alternative per la mobilità durante i lavori

Le alternative devono essere definite sulla base delle persone ospitate e delle caratteristiche dell’edificio. Non è sufficiente indicare genericamente l’utilizzo delle scale.

Il piano può prevedere:

  • impiego prioritario di un secondo ascensore;
  • riorganizzazione temporanea dei reparti;
  • trasferimento di alcune attività al piano degli ospiti;
  • modifica degli orari per la movimentazione dei materiali;
  • assegnazione temporanea di camere o spazi più accessibili;
  • percorsi separati per persone, pasti, biancheria e rifiuti;
  • presenza di personale incaricato di assistere gli utenti;
  • rinvio delle movimentazioni non urgenti.

Il trasporto manuale di persone non autosufficienti lungo le scale non dovrebbe diventare la soluzione ordinaria al fermo dell’ascensore. Qualunque procedura alternativa deve essere valutata dal punto di vista della sicurezza degli ospiti e degli operatori, considerando peso, ausili, spazi disponibili e formazione del personale.

Quando la struttura dispone di un solo impianto adatto a letti e carrozzine, il progetto può richiedere una maggiore suddivisione delle lavorazioni o una riorganizzazione temporanea più ampia. In alcuni casi può essere necessario ridurre l’utilizzo di determinati piani durante le fasi più invasive.

La scelta deve essere effettuata prima della firma del contratto, perché incide sulle tempistiche, sui costi e sul periodo in cui avviare il cantiere.

Comunicazione agli ospiti e alle famiglie

Una comunicazione chiara riduce disorientamento e richieste contrastanti. Le informazioni devono essere proporzionate all’intervento e adattate alle capacità degli ospiti.

Prima dell’apertura del cantiere è utile spiegare:

  • quale ascensore verrà fermato;
  • quando inizieranno i lavori;
  • quale durata è prevista;
  • quali percorsi resteranno disponibili;
  • come verranno assistite le persone con difficoltà motorie;
  • chi può fornire aggiornamenti;
  • quali aree saranno temporaneamente interdette.

Alle famiglie non serve una descrizione tecnica di ogni componente, ma una spiegazione concreta delle conseguenze organizzative e delle misure adottate. La comunicazione dovrebbe evitare sia toni allarmistici sia rassicurazioni assolute che non tengano conto degli imprevisti possibili.

All’interno della struttura devono ricevere istruzioni coerenti:

  • reception;
  • coordinatori dei reparti;
  • personale sanitario;
  • operatori sociosanitari;
  • addetti alle pulizie;
  • manutentori interni;
  • vigilanza;
  • personale notturno.

Cartelli e avvisi devono indicare chiaramente il percorso alternativo senza ostacolare corridoi o uscite. Per gli ospiti con deficit cognitivi può essere necessaria anche la presenza di personale nei punti in cui cambia il percorso abituale.

Gli aggiornamenti devono proseguire durante i lavori. Se la riapertura viene rinviata, reparti e famiglie dovrebbero ricevere una nuova indicazione prima che la scadenza precedentemente comunicata venga superata.

Requisiti tecnici degli ascensori nelle strutture sanitarie dopo l’ammodernamento

Non esiste una lista unica di caratteristiche che ogni ascensore di una struttura sanitaria debba acquisire dopo qualsiasi ammodernamento. I requisiti dipendono dall’impianto esistente, dalla destinazione d’uso, dalle modifiche realizzate, dai vincoli dell’edificio e dalle norme applicabili al progetto.

Il preventivo dovrebbe indicare con precisione quali problemi vengono risolti. Espressioni generiche come “messa a norma completa” possono essere fuorvianti se l’intervento riguarda soltanto alcune parti dell’ascensore.

Il progetto deve chiarire:

  • componenti sostituiti;
  • parti conservate;
  • norme tecniche utilizzate;
  • miglioramenti ottenuti;
  • limiti determinati dal vano o dall’edificio;
  • adempimenti richiesti prima della riapertura;
  • documenti che verranno consegnati.

Un ammodernamento può migliorare sicurezza e accessibilità senza rendere automaticamente un ascensore esistente identico a un nuovo impianto. Questa distinzione deve risultare comprensibile anche alla direzione della struttura.

Standard aggiornati per strutture ad alta criticità

Tra gli aspetti tecnici da valutare rientrano innanzitutto precisione di fermata, protezione delle porte, illuminazione, comunicazione bidirezionale, accessibilità dei comandi e affidabilità dei sistemi di emergenza.

La UNI EN 81-80:2019 fornisce una metodologia per migliorare la sicurezza degli ascensori esistenti, con l’obiettivo di avvicinarli al livello di sicurezza degli impianti più recenti. È un riferimento tecnico per individuare e graduare i rischi, ma la sua applicazione deve essere inserita nel progetto concreto.

Le norme UNI 10411 aggiornate nel 2024 disciplinano diverse tipologie di modifica o sostituzione di componenti su ascensori elettrici e idraulici esistenti. La norma applicabile varia anche in base al periodo di installazione e alla conformità dell’impianto alle direttive europee sugli ascensori.

Per una RSA o una struttura sanitaria, il progetto dovrebbe valutare in particolare:

  • arresto preciso e stabile al piano;
  • accessi compatibili con gli ausili utilizzati;
  • pulsantiere raggiungibili e leggibili;
  • segnalazioni visive e sonore;
  • porte dotate di protezioni adeguate;
  • sistema di allarme verificabile;
  • comunicazione bidirezionale affidabile;
  • alimentazione e illuminazione di emergenza;
  • comfort per persone fragili o trasportate su ausili;
  • resistenza delle finiture a pulizia e uso intenso.

La UNI EN 81-28:2022 specifica requisiti tecnici per i sistemi di allarme degli ascensori e per la trasmissione della chiamata in caso di intrappolamento. Per un impianto precedente, il tecnico deve valutare quali aggiornamenti siano applicabili e necessari nell’ambito dell’intervento.

Le dimensioni della cabina e delle porte devono essere analizzate rispetto all’uso effettivo. Un impianto utilizzato per il trasporto di un letto accompagnato dal personale richiede caratteristiche diverse da un normale ascensore per visitatori. Non è corretto definire “montalettighe” un ascensore che non dispone di dimensioni, portata e accessi adeguati.

Documentazione e collaudo post-intervento

La parola “collaudo” viene spesso utilizzata in modo generico, ma gli adempimenti dipendono dalla natura delle modifiche. Alcuni interventi richiedono prove e registrazioni del manutentore; determinate modifiche costruttive comportano invece la verifica straordinaria prevista dal D.P.R. 162/1999 prima della regolare rimessa in servizio.

Al termine del lavoro, la struttura dovrebbe ricevere almeno:

  • rapporto dettagliato delle attività;
  • elenco dei componenti installati;
  • schede e dichiarazioni relative ai nuovi dispositivi;
  • schemi elettrici aggiornati;
  • istruzioni di uso e manutenzione;
  • risultati delle prove eseguite;
  • verbale dell’eventuale verifica straordinaria;
  • aggiornamento del libretto;
  • indicazione delle parti rimaste in esercizio;
  • garanzie sui componenti e sulla manodopera;
  • nuovo piano di manutenzione;
  • istruzioni per allarme e manovra di soccorso.

Prima della riapertura devono essere provati anche gli aspetti organizzativi. Il sistema di comunicazione deve raggiungere il destinatario previsto, i numeri esposti devono essere corretti e il personale deve sapere chi contattare in caso di blocco.

È utile eseguire una verifica finale insieme ai referenti della struttura, controllando:

  • accessibilità degli ingressi;
  • precisione dell’arresto;
  • apertura e chiusura delle porte;
  • leggibilità delle segnalazioni;
  • funzionamento dell’allarme;
  • modalità di comunicazione;
  • assenza di ostacoli lasciati dal cantiere;
  • ripristino degli spazi comuni.

La documentazione deve poi essere archiviata in modo accessibile. Durante un audit o una verifica non dovrebbe essere necessario ricostruire l’intervento attraverso fatture e comunicazioni sparse tra uffici diversi.

Everest: ammodernamento in ambienti sensibili a Milano e Piacenza

Everest realizza interventi di ammodernamento nelle aree servite dalle sedi di Settimo Milanese e Piacenza. La proposta viene definita dopo una valutazione dell’impianto, delle condizioni di utilizzo e delle conseguenze che il fermo può avere sull’edificio.

L’azienda interviene sulle componenti tecniche ed estetiche dell’ascensore e considera la sostituzione completa come soluzione da adottare quando riparazioni o ammodernamenti progressivi non offrono garanzie adeguate. Il percorso può essere suddiviso in fasi, aggiornando prima le parti più critiche e programmando le altre attività in periodi successivi.

Per una RSA o una struttura sanitaria, il sopralluogo dovrebbe comprendere non soltanto il vano e la macchina, ma anche:

  • reparti serviti;
  • tipologia di utenti;
  • numero giornaliero di corse;
  • presenza di letti e carrozzine;
  • ascensori alternativi;
  • orari più critici;
  • storico dei guasti;
  • prescrizioni tecniche;
  • accessibilità degli ingressi;
  • procedure interne di emergenza.

Queste informazioni permettono di definire priorità, fasi e durata del fermo in modo coerente con l’attività assistenziale.

Il nostro metodo per interventi in strutture assistenziali

Il primo passaggio è l’audit tecnico e documentale. Everest verifica lo stato dei componenti principali, la tecnologia installata, la disponibilità dei ricambi, gli interventi precedenti e la documentazione dell’ascensore.

La valutazione distingue:

  • problemi risolvibili con una riparazione;
  • componenti che richiedono un aggiornamento;
  • criticità legate all’accessibilità;
  • interventi da eseguire immediatamente;
  • lavori programmabili;
  • condizioni che rendono preferibile la sostituzione.

Il secondo passaggio riguarda la pianificazione. Le attività vengono organizzate considerando gli ascensori che resteranno disponibili, le esigenze degli ospiti e gli orari della struttura. Dove le condizioni tecniche lo consentono, l’ammodernamento può essere suddiviso in fasi per ridurre la durata dei singoli fermi.

Il preventivo dovrebbe indicare chiaramente:

  • componenti sostituiti e conservati;
  • risultati attesi;
  • tempi di esecuzione;
  • durata del fermo;
  • attività escluse;
  • prove finali;
  • eventuale verifica straordinaria;
  • documentazione consegnata;
  • garanzie;
  • manutenzione successiva.

Everest sottolinea che, nelle RSA, una riparazione può essere sufficiente quando il problema interessa un componente isolato e l’impianto offre ancora buone garanzie. Quando guasti, fermi e obsolescenza coinvolgono più parti, l’ammodernamento permette invece di affrontare il problema con una prospettiva più stabile.

Intervenire prima che l’ascensore diventi inaffidabile consente alla struttura di scegliere tempi e modalità dei lavori. Aspettare un fermo definitivo riduce invece le alternative, costringe ad agire con urgenza e può rendere più complessa la gestione degli ospiti non autosufficienti.

Per valutare l’ammodernamento di un ascensore in una RSA, in una clinica o in un centro medico a Milano o Piacenza, il punto di partenza è quindi un sopralluogo che colleghi le condizioni tecniche alle esigenze assistenziali. Solo da questa analisi può nascere un progetto capace di migliorare sicurezza, accessibilità e continuità del servizio.

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